Andrea
Cernicchi
Assessore alle Politiche Culturali e Giovanili del Comune di Perugia
Le parole chiave con cui i critici
spiegano la concezione artistica di Anna Maria Artegiani sono
filosofia, misticismo, religione e introspezione. Immagini impalpabili
che la pittrice riesce a fissare sulla tela interrogandosi sul
concetto tanto caro a Platone di anima, punto di unione fra l’intellegibile
e il sensibile.
Con tali premesse si potrebbe pensare a una pittura astratta con
figure indefinite e invece Anna Maria ci sorprende imprimendo sulle
tele volti nitidi, occhi luminosi che ci “guardano dentro” e
ambientazioni reali, spesso importate dalla cultura orientale a lei
tanto cara, che esprimono pace. Quella pace che si ritrova
nell’iconografia classica religiosa. Ma diversa, attuale,
contemporanea. Sguardi che incroci sui treni o per strada. Occhi che
si imprimono nella memoria. Espressioni di una serenità conquistata.
Pace. Anelata e agognata ma finalmente trovata.
Se si prescinde, quindi, dalla profonda analisi degli storici
dell’arte, ciò che risalta è la rara capacità dell’artista di
comunicare la naturalità degli accadimenti intingendo, semplicemente,
il pennello nella realtà.