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di
Antonio Carlo Ponti
Presentazione in catalogo (Effe, Fabrizio Fabbri Editore) di Antonio Carlo Ponti in occasione delle
mostre personali alla Ipso Art Gallery, Perugia, maggio 2001 e alla
galleria Le Logge, Assisi, maggio 2002.
Quanto tempo
è molto tempo?
DON DELILLO1
Il silenzio e la solitudine
sono le gioie supreme della vita.
TOMAS MERTON2
1
In
esergo appaiono due pensieri, sul Tempo, sul Silenzio e sulla
Solitudine, che mi sembrano essere nel cuore della pittura di Anna Maria
Artegiani, artista ispirata, sapiente, sincera nella sua costante,
fervida, ardua ricerca espressiva.
Non credo sia frequente – specie oggigiorno – imbattersi in artisti che
dell’esoterico (restituendo a questo termine, del quale si è tanto
abusato, il vero e autentico significato di interiore), della
spiritualità, della fede e della religiosità (laica) hanno fatto il
fulcro tematico pervasivo (esclusivo) del loro cimentarsi, del loro
misurarsi con l’arte figurale.
Al più si registrano i cosiddetti ipermanieristi (o anacronisti) che
amano affrontare, nel pieno statuto dell’arte aniconica o virtuale, o i
miti dell’antichità classica (à la manière del tardo De Chirico o di
taluni surrealisti come Ernst…) oppure, quasi sempre su commissione, la
cattolica arte sacra, o semplicemente devozionale.
Il mondo e la pittura di Anna Maria Artegiani, di contro, sfidano la
maniera, la gonfia retorica della citazione reniana o rubensiana, si
fanno, sottilmente ma imperiosamente, come incistati nell’aura della
fede e dei climi spirituali, derivati da passione alta, da curiosità
vorace, da esegesi profonda.
Quel che il pensiero della giovane pittrice “ricama” sulla tela – in
lunghe sedute di fronte al cavalletto e alla spaventevole superficie
bianca – è frutto maturo di una visione del mondo tutta sua, ovvero di
un animus da collezionista del vero, del trascendente. Realizzando - in
parte sfatando – con i suoi nitidi, precisi, lenticolari racconti
figurativi ( in taluni momenti, rari, al limite dell’ingenuo) l’aforisma
di Ludwig wittgenstein: “Ciò che è carino non è bello”.
Nei dipinti dell’artista non vi è nulla di lezioso (e anche se ci
fosse?).
Qui, in esordio, si è davanti ad un diario “sovrumano” dove non c’è
posto per l’iperbole, per l’artificio, per la ridondanza.
Tutto qui è vissuto, sofferto, tormentato, conquistato ai limiti della
anoressia creativa. Prodotto di vocazione sincera, di studi e di letture
appropriati, di viaggi consapevoli.
Il silenzio è un’alternativa.
Quando le parole della città
sono colme di barbarie e di
menzogne, niente parla più
forte della poesia non scritta.
GEORGE STEINER3
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